Archiviazioni mensili: Maggio 2008

In collaborazione con la Pro Civitate di San Severo, l’Accademia del lampascione e la Fondazione Terra Mia

 

i

Contastorie Project

 

per la festa patronale di San Severo

 

leggono

“Pàssë ‘a prëcëssjònë”

di Ciro Pistillo

(Malatesta Ed.)

 

musiche di Nazario Tartaglione

immagini di Felice Gagliardi

 

Sabato 17 maggio – ore 19.30

Café Piazza Castello  

Una prima “jam session di parole” è stata fatta il 09 maggio 2008 presso “il ritrovo delle antiche mura” a San Severo (clicca qui).

Altri appuntamenti sono previsti a:

- San Severo – presso il Teatro della Parrocchia Sacra Famiglia – Via Fortore – all’interno del programma culturale della “FESTINSIEME 2008″ festinsieme20081 , con il patrocinio di Libera – Associazione contro le vittime e i numeri di mafia – dell’Assessorato al Comune di San Severo, in collaborazione con la Biblioteca Comunale “A. Minuziano” di San Severo e con la partecipazione amichevole di Nazario Tartaglione, autore del fortunatissimo cd “Il canzoniere di San Severo Vol. I”, mercoledì 11 giugno 2008 ore 20.00.

- Foggia;

- San Paolo di Civitate intorno al 30 luglio 2008;

- Vasto (CH).

Qualora foste interessati a presentare lo spettacolo di narrazione dei Contastorie Project su Peppino Impastato contattatemi a raffaele@rhymersclub.net.

Scarica la locandina.

Calmati. Rilassati. Guardati attorno. Ridefinisci i punti di riferimento. Fissa le coordinate. Quanto sei lontano dalle mani che reggono questo giornale? Le senti? Le governi? E soprattutto: chi sei?

Sai cosa sei, ma sai anche chi sei? Sei un acrobata, un bancario, una cassiera, un dandy, eccetera eccetera, ma ti ripeto: chi sei?

Paura, eh?! O fastidio?! Quante volte hai già scomodato il tuo sedere dalla sedia? No!, perché, se non hai fatto una piega, puoi anche fare a meno di continuare a leggere questo articolo.

Questo articolo è una mappa. Una mappa che porta ad un’altra mappa. Una mappa che porta ad un’altra mappa che porta a chi sei.

Noi siamo fatti così. Noi siamo quelli de “IL MOSTRO – gruppo di lettura”.

IL MOSTRO é nato la prima volta il 25 ottobre 2006. Ed é un gruppo. Un gruppo di lettura. Attenzione! Gruppo, ossia un insieme aperto di persone distinte l’una dall’altra, ma unite così da formare un tutto. Ossia un’entità che é in continua trasformazione. Meglio. Continua evoluzione.

Ancora di più: é aperto! Nel senso che, seppur esista un responsabile, non ci sono gerarchie interne. Tutti siamo uguali. Durante gl’incontri ognuno é libero. Ecco. Siamo arrivati al punto.

Il gruppo di lettura ruota attorno ai libri. Certo. Gioca con le parole. Evidente. Ma la cosa più importante del gruppo di lettura é che esercita la libertà e, dunque, educa alla libertà. E la libertà, non dimentichiamolo, più che un diritto, é un dovere.

Leggiamo poesia, leggiamo narrativa, leggiamo saggistica, leggiamo filosofia, leggiamo ….mappe.

A noi interessa trovare tesori. Ed il tesoro più prezioso é dentro di noi. Noi de IL MOSTRO partiamo dai libri e poi arriviamo a noi. Approdiamo alla nostra isola del tesoro e lo facciamo spudoratamente assieme agli altri. Senza remore, senza paure.

IL MOSTRO é nato la seconda volta quando oltre a leggere le mappe ha iniziato anche a vedere, osservare, guardare, ascoltare le mappe. Ossia quando sono nate le “MostroVISIONI”. Stesso percorso, ma usando strumenti differenti. Film, documentari, cortometraggi, visioni, musiche, canzoni, suoni.

IL MOSTRO é nato la terza volta quando ha preso tutto questo ed ha costruito un giocattolo tutto suo, ossia quando ha spettacolarizzato la propria esperienza. I primi in Italia. Chissà nel mondo. Tant’é che qualcuno che vive, per mestiere e per passione, la cultura tutto il giorno e tutti i giorni, in quell’occasione, ha puntato l’occhio di bue su di noi e ci ha prestato il suo pubblico nazionale. Tre milioni di radioascoltatori rai.

IL MOSTRO é nato la quarta volta a fine ottobre 2007 quando é diventato anche Laboratorio di ricerca. Il risultato delle proprie elaborazioni é consultabile attraverso pubblicazioni online dal nome VIRUS.

Quante vite ha IL MOSTRO? E chi può dirlo, di sicuro sappiamo che la nostra anima va’ da più a meno infinito.

IL MOSTRO ti é più oscuro di prima, eh? Non hai capito ancora bene cosa sia, ma ora ti affascina di più, vero? E sai perché? Perché il mostro sei anche tu, ma ancora non te ne rendi conto.

Ed è per questo che ti aspettiamo tutti i mercoledì alle ore 19e30 presso Casa Eirene – Via Daunia, 41 – 71016 San Severo (FG) – www.casaeirene.org

 

copertina de "Il Caffé" - aprile 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

È passata una settimana dall’inseminazione. La fusione delle cose mie e di tua madre è avvenuta con successo. I cromosomi si sono mescolati per bene, lo zigote è bello che formato e via dicendo. Ipsilon, insomma, ora  dovresti essere blastocisti ed iniziare a comunicare con tua madre, ma lei dice che neanche se ne accorge di te. Dice che potresti non esistere ed essere solo un errore dell’Ufficio per il Mantenimento Demografico. Dice.

 

Mi raccomando. Appena puoi assesta un calcio con i fiocchi. Appena puoi. Un calcio una tantum, giusto per gridarle forte che ci sei. Ma forse è presto. In effetti sei ancora uno scricciolo informe che sta cercando di far tana in un gran bell’utero materno. Sei ancora un elenco d’informazioni da leggere, decifrare e sviluppare. Sei e non sei allo stesso tempo, sospeso tra un’idea ed un enunciato.

 

Dal canto mio ti racconto che sono stanco. Stanco di una stanchezza strana. Sarà l’effetto del prelievo di spermatozoi, forse. Nonostante l’anestesia ho avvertito un formicolio. Ti dirò. Addirittura piacevole. Ma così nuovo e così strano. E poi calore. Un febbrile benessere spossante.

Ora, però, non farti un’idea strambalata di tuo padre. Ancora non mi conosci, ma sono un client simpatico. Nel senso che faccio ridere. Non fraintendere! Non che faccia ridere perché sia ridicolo, no, è che…vabbè, ci rinuncio.

 
Sto guardando tua madre e si sta grattando la pancia. Sono sicuro che è opera tua, che ridi già di me.


A proposito di tua madre, sai come si chiama?! Dai, faccio che vi presento! Ipsilon, ti presento tua madre Laila, dolce come la melodia di una ninna nanna. Non ci far caso se vista da dentro può sembrare un gran caos.

È per questo che sono contento che l’Ufficio per il Mantenimento Demografico abbia accolto la sua richiesta. Da un po’ la sento stonare. Fortuna che presto ci sarai.

Un figlio è un accordatore di madri.

Il mio quarto d’ora di rigenerazione settimanale è finito.

 

Danza, Ipsilon, e fatti stella.

 

Oasi 174517,

106° giorno dell’anno 2058

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pubblicato su “Il Caffé” di aprile 2008

"Il Caffé" - Aprile 2008Copertina di "Craj - domani"

 

 

 

 

 

 

 

 

Prendi uno specchio, mettici dentro la tua persona ed inizia ad arrampicarti su quello che sei. Arriverai in cima ai tuoi capelli increspati dal vento. Un vento di sud che ha modellato il viso di tuo nonno ricurvo su un campo con i piedi nella terra e con le mani di terra. Il taglio dei tuoi occhi allora sarà la chiave di lettura di un film che si chiama “Craj”, ma che ha radici antiche seppur si pianti nei tuoi piedi. E balla, ragazza dai sogni ancora intatti, balla, ragazzo a cui piace viaggiare, che il viaggio sta per iniziare.
E che sia un  ragno vero, una taranta, o un ragno che si chiama lavoro precario, o ingiustizia sociale, o semplicemente voglia di arrivare, poco importa. L’importante è viaggiare, l’importante è ballare. L’importante è sapere che siamo figli dei nostri anziani, l’importante è ascoltare i loro racconti sulla fatica, i loro racconti di stenti di un sud, in un sud, che siamo noi, ora e domani. Ed è questo il viaggio del Principe Floridippo (Giovanni Lindo Ferretti), in groppa al suo “ronzinante” Toledo, assieme al suo loquace scudiero Bimbascione (Teresa De Sio). Un viaggio allegro e contagioso attraverso il mondo magico delle nostre campagne e dei suoi protagonisti, attraverso il filo sonoro di tutto il meglio della nostra tradizione popolare. Parliamo di Antonio Piccininno ed Antonio Maccarone (I Cantori di Carpino), parliamo di Matteo Salvatore (di Apricena) e di Uccio Aloisi (di Cutrufiano).
Corriamo nelle migliori librerie (cofanetto dvd + libro – Ed. BUR) perché è da poco disponibile il più sperimentale dei film degli ultimi tempi, “Craj”, del giovane regista Davide Marengo, che permette a tutti di vivere una straordinaria avventura dentro noi stesso, attraverso le emozioni che regala. Un viaggio dentro al nostro sud, tra gli ulivi delle nostre campagne, tra le melodie nate per risollevare gli animi dal duro lavoro nei campi, tra le nostre leggende. “La luna gira il mondo e voi dormite. Se avete capito, avete capito; se non avete capito non capirete mai.”

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pubblicato su “Il Caffé” di aprile 2008

copertina di "Gnòsi delle fànfole" di Fosco Maraini

Sempre più raramente capita di leggere libri che lasciano il segno. Uno di quelli che arano e seminano la coscienza è sicuramente “Gnòsi delle Fànfole(Baldini Castoldi Dalai comprendente un cd con interpretazioni musicali delle Gnòsi di M. Altomare e di S. Bollani) di Fosco Maraini, uno degli intellettuali più originali del ‘900. Scrittore. Antropologo. Etnologo. E, soprattutto, esploratore. Per capire l’uomo basta raccontare un aneddoto. Dopo l’8 settembre ‘43 era in Giappone. Il rifiuto di aderire alla Repubblica di Salò gli valse un biglietto d’ingresso con l’etichetta di “traditore”, per se e per la sua famiglia (compresa la figlioletta Dacia), in un campo di concentramento. Durante la prigionia compì un gesto d’alto significato simbolico per la cultura giapponese: alla presenza dei comandanti del campo si tagliò il mignolo della mano sinistra con una scure. Non ottenne la libertà, ma una capretta ed un orticello permisero alla sua famiglia di sopravvivere.

Gnòsi delle Fànfole è una raccolta di esperimenti di poesia metasemantica. Il linguaggio, dunque, è il vero protagonista. La sua non è un’operazione di ricerca spasmodica della relazione tra significato e parola che porta ad un risultato univoco. Compie un atto di vero amore nei confronti della comunicazione, che caratterizza l’intero percorso intellettuale dell’autore. Ossia rende la parola “un tesoro e una bomba”. Considera la parola “una caramella, qualcosa da rigirare tra lingua e palato con voluttà, a lungo, estraendone fiumi di sapori e delizie”. Le sue parole sono universi interi con sistemi che girano attorno ai colori, agli odori, ai sapori, alle sensazioni tattili, ai suoni, alle emozioni. È il lettore, con il suo bagaglio di esperienze ad interpretare la proposta metasemantica che, ad ogni lettura, prende connotazioni diverse. Ogni singola parola diventa un palcoscenico dove viene messa in scena la nostra fantasia. Leggere Gnòsi delle Fànfole è l’occasione per solleticare il bambino che è in noi.

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Pubblicato su “Il caffé” di Febbraio 2008