Archivi Giornalieri: Luglio 17th, 2008

 

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«E’ ora quindi che parliate tutti voi che amate la libertà, tutti voi che amate il diritto alla felicità, tutti voi che amate dormire immersi nel vostro privato sogno, è ora che parliate o maggioranza muta! Prima che arrivino per voi». Primo Levi

 

 

Carissim*,

i CONTASTORIE PROJECT continuano a portare in giro la jam session di parole “Ed ora ammazzateci Tutti” , omaggio a Peppino Impastato.

Le date estive sono:

  • venerdì 18 luglio, alle ore 20,30 in Via Ariosto, 11 a TORREMAGGIORE (FG) (in collaborazione con il Movimento per i diritti della Capitanata);
  •  

  • giovedì 24 luglio, alle ore 21,30 presso i Sotterranei, Corso Gramsci, 51 a SAN SEVERO (FG) (in collaborazione con il Laboratorio Le arti – Centro di ricerca di Silvestro Regina);

     

  • giovedì 31 luglio, alle ore 21,30 presso la Villa Comunale di SAN PAOLO DI CIVITATE (FG) (evento conclusivo del Social Forum organizzato dal Comune di San Paolo di Civitate. Ospite Speciale DON LUIGI CIOTTI, Presidente dell’Associazione LIBERA);

     

  • sabato 6 settembre, alle ore 19,30 in Piazza Barbacani a VASTO (CH), nei pressi del Castello (in collaborazione con la NUOVA LIBRERIA);

     

  • settembre, a FOGGIA, data e luogo da definire (in collaborazione con il Circolo Arci Bellamì).

I Contastorie Project con il loro spettacolo di narrazione continuano a far vivere le idee di Peppino Impastato, un uomo morto perché ha lottato contro le ingiustizie della mafia, perché ha deciso di opporsi ad un sistema ingiusto.

Vi aspettiamo numerosi.

Raffaele Niro

per i Contastorie Project

www.raffaeleniro.eu

www.contastorie.it

 

 

Come sapete Peppino Impastato nacque in una famiglia mafiosa, dunque, con un destino segnato: un futuro da capo mafia!

Ancora ragazzo si ribellò, ruppe con il padre ed avviò un’attività politico-culturale antimafiosa.

Da subito l’impegno politico. Poi condusse le lotte dei contadini espropriati, degli edili e dei disoccupati.

Nel 1975 costituì il gruppo Musica e cultura con il quale svolse attività culturali quali cineforum, musica, teatro e dibattiti.

Nel 1976 fondò, assieme ad alcuni compagni, Radio Aut, radio libera autofinanziata, per proporre controinformazione e denuncia: Aut come autonoma e, rifacendosi alla pronuncia dell’inglese out, fuori dagli schemi comunicativi imposti dal potere. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica che aveva come epicentro la denuncia esplicita della mafia e delle sue connessioni politiche utilizzando un’arma non convenzionale: lo sberleffo. In Onda pazza tutti i potenti locali diventavano personaggi immaginari di una cretina commedia ambientata nel paese di Mafiopoli dove il boss Gaetano Badalamenti, ad esempio, diventava Tano seduto.

Nel 1978 si candidò alle elezioni comunali, ma venne assassinato il 9 maggio in piena campagna elettorale, con una carica di tritolo in bocca e sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia: Stampa, forze dell’ordine e magistratura subito parlarono di atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto vittima e, dopo la scoperta di una lettera scritta molti mesi prima, di suicidio “eclatante”.

Nel gennaio 1988 il Tribunale di Palermo inviò una comunicazione giudiziaria a Badalamenti. Nel maggio del 1992 il Tribunale di Palermo decise l’archiviazione del caso Impastato, ribadendo la matrice mafiosa del delitto, ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei corleonesi.

Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presentava un’istanza per la riapertura dell’inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, per chiedere che venisse interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi.

Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentarono un esposto in cui chiesero di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto.

Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Salvatore Palazzolo, che indicò in Tano Badalamenti il mandante dell’omicidio, assieme al suo vice, Vito Palazzolo, l’inchiesta venne formalmente riaperta.

Nel novembre del 1997 venne emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto.

Il 10 marzo 1999 si svolse l’udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti venne stralciata. I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei giornalisti chiesero di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta.

Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinunciò alla udienza preliminare e chiese il giudizio immediato.

Nell’udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiese che si procedesse con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà successivamente con il rito normale e in video-conferenza.

Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vennero respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell’Ordine dei giornalisti.

Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si costituì un Comitato sul caso Impastato e il 6 Dicembre 2000 fu approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini.

Il 5 marzo 2001 la Corte d’assise riconobbe Vito Palazzolo colpevole e lo condannò a 30 anni di reclusione.

L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti fu condannato all’ergastolo.

Badalamenti e Palazzolo morirono successivamente. Il 7 dicembre 2004 è morta Felicia Bartolotta, madre di Peppino.

 

Qualora v’interessasse proporre lo spettacolo-omaggio a Peppino Impastato dei Contastorie Project contattaci a: raffaele@rhymersclub.net

 

 

 

Dove ci sono beni comuni, c’è comunità, dove c’è comunità c’è arte.

 

 

Anche Raffaele Niro, poeta e contastorie (www.contastorie.it, www.raffaeleniro.eu), aderisce alla campagna nazionale “Acqua Pubblica, ci metto la firma!”

Aderisce:

perché l’uomo è fatto per il settanta percento di acqua,
perché con l’acqua si annaffiano i semi,
perché con l’acqua s’impasta il pane,
perché con l’acqua si fanno i mattoni,
perché dove c’è acqua c’è vita…
……………..
l’acqua non è una merce
perché l’uomo non è una merce,
perché la vita non ha prezzo…
……………..
l’acqua è un bene comune
perché la vita non ha prezzo…

Aderisco alla campagna “Acqua pubblica, ci metto la firma!” perché credo sia un primo passo verso la rivalutazione e la ridefinizione dei beni pubblici comuni. 

Contrariamente alla folle tendenza innescata in questi ultimi anni dove si afferma che comunque la gestione privata sia migliore di quella pubblica indistintamente dall’oggetto.

L’ho fatto perché l’acqua è un elemento strategico della nostra vita biologica e sociale e non può per questo essere governata con logiche di mercato.  

L’ho fatto perché non è vero che privato è sempre meglio che pubblico e i molti esempi di monopolio dell’acqua in varie parti del mondo sono lì a confermare quanto sia falsa questa nostra idea nata negli anni ’80.

L’acqua, poiché indispensabile alla vita degli esseri umani, non può e non deve essere oggetto di lucro da parte di alcuni ma deve, come l’aria, appartenere a tutti. 

Quindi mi rendo disponibile a diffondere e promuovere la cultura dei beni comuni attraverso la mia attività di poeta e “contastorie”. 

Raffaele Niro
www.raffaeleniro.eu

www.acquabenecomune.org
http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article576