Archiviazioni mensili: Ottobre 2008

torna POESIA ALLA RADIO, il programma radiofonico dedicato alla poesia, in onda sulle frequenze di Radio Europa [http://www.radioeuropastereo.it – FM 99.00 in provincia di Foggia – alle ore 12.10 circa]:

*  LUNEDI’ 13 OTTOBRE – PUNTATA N. 40

[podcast:  poesia alla radio - puntata 40 - Francesca Serragnoli (prima parte) ]
*  VENERDI’ 17 OTTOBRE – PUNTATA N. 41

[podcast:  poesia alla radio - puntata 41 - Francesca Serragnoli (seconda parte) ]

*  SABATO 18 OTTOBRE – PUNTATA N. 42

[podcast:  poesia alla radio - puntata 42 - Francesca Serragnoli (terza parte) ]

I protagonisti di queste tre puntate saranno:
Francesca Serragnoli, poetessa, con poesie tratte da “Il fianco dove appoggiare un figlio” (ed Re Enzo, 2003)
e
Francesco Tricarico, cantautore, con canzoni tratte da “Giglio” (Epic, 2008)

L’appuntamento è dunque in streaming su www.radioeuropastereo.it (oppure FM 99.00 per i residenti nella prov. di Foggia).

Mentre per interagire con il programma (inviando testi, consigli, segnalazioni e quant’altro) scrivete all’indirizzo e-mail: radiopoesia@libero.it .

Buon ascolto,

Raffaele Niro

Zingari – L’ultima moda di internet testimonia odio ed estremismo. Che non vanno censurati
Razzismo: FaceBook smentisce Maroni
di Giulio Mozzi
«In nome del diritto che abbiamo a far circolare discorsi intelligenti, dobbiamo difendere il diritto di dire cretinate» «Basta poltrire davanti al computer tutto il santo giorno! Basta con la scuse, non ci sono più né “se” né “ma”, il bene della comunità non può più aspettare!!! BRUCIAMO TUTTI QUEI MERDOSI UNTERMENSCHEN ZINGARI!!!», «ovunque c’è uno zingaro ci deve essere una molotov!!!». Dove sono apparsi questi intriganti messaggi? Nientemeno che in una pagina di quella faccenda meravigliosa che è FaceBook, la moda del momento. Piccola spiegazione per i non introdotti. FaceBook è un «social network», ossia una «rete sociale» o, come forse meglio si traduce, «una rete per la socialità». E’ una cosa che c’è nell’internet. Ci si iscrive al servizio e si ottiene una pagina web nella quale si possono scrivere sommarie informazioni su di sé e pubblicare fotografie, piccoli video eccetera. La mia pagina, però, può essere letta solo e soltanto da persone che siano iscritte a FaceBook e da me personalmente autorizzate. Queste persone, nella lingua semplificata di FaceBook, sono i miei «amici». E ci sono vari automatismi grazie ai quali io vengo sempre a sapere che cosa succede ai miei «amici» (ovvero: che cosa pubblicano nella loro pagina). In sostanza, FaceBook è uno strumento molto pratico e comodo per tenersi in contatto con altre persone. Poi ciascuno lo usa come vuole: c’è chi restringe il numero degli «amici» agli amici veri e propri, e c’è chi accetta l’«amicizia» più o meno di chiunque. E spesso FaceBook permette di entrare in contatto con persone in genere non facilmente accessibili. Naturalmente, c’è chi dedica cinque minuti al giorno a vedere che succede nel giro degli «amici», e c’è – si dice – chi ci perde delle ore. Le mode funzionano così. L’altr’anno il must era Second Life, quest’anno è FaceBook. Su FaceBook ci sono tutti, naturalmente. Chi non è su FaceBook è perduto, è tagliato fuori. Il sottoscritto è su FaceBook, e su FaceBook ci sono, tanto per non fare nomi, il cabarettista-cantante-narratore Giorgio Faletti, il sindaco di Padova Flavio Zanonato, il costituzionalista Stefano Ceccanti. In FaceBook è possibile creare dei «gruppi», che si raccolgono attorno a un tema di discussione o a un’iniziativa. Le pagine dei «gruppi» sono per lo più aperte a tutti affinché chiunque, se interessato al tema o alla cosa, possa leggerle ed eventualmente iscriversi al gruppo. Le belle frasi che citavo all’inizio vengono proprio da una di queste pagine, intitolata «Brucia la roulotte di quartiere!!!» e pubblicata da Luca Murri e Andrea Atzori, studenti del Liceo Ginnasio «Ennio Quirino Visconti» di Roma. Pubblico questi nomi (che sono già pubblici) avvertendo: potrebbero essere nomi inventati. Gli iscritti al gruppo (al momento pochissimi: una dozzina) contribuiscono con altri messaggi: «Odio odio ODIO gli zingari!!! Bisogna partire col bruciare le donne in modo che non abbiano più la possibilità di riprodursi… La battaglia è difficile ma ci vuole una tattica!!» (Lorenzo Felli, altro studente del «Visconti»), e i fondatori rincarano la dose: «Tutti insieme ribadiamo l’odio per quella sottospecie di individui merdosi che non POSSONO e non DEVONO abitare le nostre strade, mangiare il nostro cibo, elemosinare. Bestie immonde, veri cani randagi, questo siete zingari zozzi. Via! Aderite alla giornata mondiale… che poi deve essere ogni giorno… ogni ora… appena vedete uno zozzo». (Murri).
Raffaele Niro, dal quale ho ricevuta – attraverso FaceBook – la segnalazione dell’esistenza di questa cosa, ha usato parole ineccepibili: «Ognuno giudichi secondo la propria sensibilità, a me sembrano razzisti, vergognosi, violenti e cinici senza motivo». Altri hanno duramente condannato, talvolta ahimè con un linguaggio non molto migliore di quello dei due ragazzi. Andrea Barbieri, in un commento nel blog vibrisse da me curato, suggerisce invece: «Quella cosa secondo me è ironica. Forse è detta con l’intenzione di prendere per il culo gli xenofobi».
Adesso succederà quel che succederà. I gestori di FaceBook forse interverranno, facendo sparire quella pagina e bandendo a vita dal loro meraviglioso sito i temerari Murri e Atzori. I quali, se sono un minimo testardi, si registreranno con un altro nome e ricominceranno (oppure si stuferanno subito del giochino). Ma io, sinceramente, spero che questo gesto di censura non venga compiuto. L’internet è, per certi aspetti, una sorta di gigantesco bar. Nel quale viaggiano milioni di chiacchiere da bar. La grande differenza tra un vero bar e l’internet-bar è, si dice, che nel vero bar ci sei col tuo corpo, e difficilmente riesci a usare un nome che non sia il tuo; mentre nell’internet-bar non ci sei col corpo e puoi usare un nome qualunque. Questo è vero, ma la differenza importante è un’altra. Al bar, il barista può mandarti al diavolo se fai certi discorsi. Nell’internet-bar, chi fa discorsi sgraditi al barista (ad esempio ai gestori di FaceBook) può essere cancellato in un amen. E io, in nome del mio diritto a far circolare nell’internet discorsi che spero intelligenti e utili, difendo il diritto di questi due cretini a far circolare le loro cretinate.

(07 ottobre 2008)