Questo blog è sotto osservazione

 

l’Autorità di Controllo su segnalazione di GoogYah sta passando al setaccio questo blog.
L‘ipotesi di reato da riscontrare è l’uso di fantasia ad uso personale oltre a rintracciare legami ideologici con sette messe al bando dal nostro spett.le AD.
Reato già rilevato utilizzo di parole non autorizzate.

Si avvisano i client di passaggio che verranno identificati e sottoposti a controlli e verifiche per riscontrare legami illegali con il titolare di questo blog.

 

Ciao piccolo mio.
Finalmente posso tornare a scriverti. Il blog è stato esaminato parola per parola, segno interpuntivo per segno interpuntivo. Di più. Mi hanno riferito che è stato passato anche ai raggi di Enigma. Enigma è un decoder di segnali criptati. Sì, perché volendo quando scrivo “pane”, seguito da “carboidrati” in effetti potrei voler dire “questi dell’Autorità di Controllo sono dei cretini!”. Insomma cercavano robe del genere. Pensa te.
Io alle parole ci tengo. Le parole sono tra le cose più importanti che abbiamo. C’è stato un tempo, quando i client erano ancora uomini e quando gli uomini erano abbozzi di uomini, che gli uomini non utilizzavano parole per comunicare tra loro, ma solo suoni e disegni.
Capisci piccolo mio?!
Tutto questo groviglio di emozioni che mi porto dentro ora, ad un palmo dalla meraviglia che è tua madre, a pochi mesi dal miracolo della tua nascita ed alla sventura della mia morte, come farei a descrivertelo se non potessi usare le parole?!
Potrei emettere un lamento, ma sarebbe “da interpretare”, come i sogni.
Potrei disegnare. Ma non sono abile nel disegno. Se dovessi comunicare con i disegni e ti volessi comunicare che hai una madre meravigliosa, riuscirei a disegnare una donna, bruttina e sproporzionata, con un abbozzo di pancia. Tutto qui.
Le parole, invece, sono uno strumento di precisione per comunicare. E con le parole si riesce puntualmente a suonare e disegnare le sfumature.
Bacio. Bacino. Baciotto. Bacione. Bacetto. Baciaccio. Baciucolo. Baciottolo. E quante altre sfumature potrei indicarti ancora.
Ricorda, poltiglia di futuro,
le parole sono uno strumento di precisione!

il paroliere di tuo padre

Oasi 174517,
183° giorno dell’anno 2058

 

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pubblicato su “Il Caffé” di Marzo 2009

Un Commento

  1. Solamente questa sera mi sono accorta che avevo perso ben due nuove puntate del tuo bellissimo spazio di “Futuro interiore”. Da un pò di tempo non ho abbastanza tempo per fare tutto al momento giusto. Devo dirti che, a mano a mano che procedi nel racconto mi intenerisce progressivamente constatare come aumenta sempre più un sentimento paterno, che si riveste anche di allegria e di grande umorismo. Inoltre sei un fine cesellatore nella finezza delle parole che adoperi, senza essere soltanto un bravissimo tecnico nell’uso che ne fai, che sarebbe un mero esercizio linguistico, ma sono tutte al posto giusto, soppesate, ma non pesanti. Bravissimo, complimenti.


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