Archiviazioni mensili: Maggio 2009

con un gesto della mano

di quelli che si facevano una volta

ho disegnato un’arcata labiale

e progettato una campata condivisa

dalla terra sotto le mie unghie

dalla polvere sopra i tuoi sandali

 

io e te

con la benedizione dei sensi

siamo diventati un popolo

parliamo la stessa lingua

portiamo lo stesso nome:

noi

 

con le parole

amore, rispetto, fiducia,

mescolate alle parole

terra, polvere, sangue, sudore,

liquido seminale e mestruale

è un fucinare di mattoni

 

un voler costruire futuro

fatto solo di congiunzioni

una torre dove per salire

si scendono le scale

una babele di lingue

per ritrovarti tra mille rime

 

e baciarti in mezzo ai versi

ed a piccoli morsi perversi

fare pace, fare pane, fare pala-

tale e quale a quella volta

che ho incontrato la tua bocca

un po’ fiaba, un po’ filastrocca

 

Oggi pensavo che sono tre mesi che ciondoli nella pancia di tua madre e ti s’inizia a vedere. Reclami spazio e Laila te lo procura. Se lei non avesse me, e già l’idea della mia morte, negli occhi, potrei giurare che non l’ho mai vista così viva. Vedrai che andrete d’accordo. Se ora nutrirti di sé la rende così bella non oso pensare cosa sarà quando ti avrà tra le braccia e poi sulle ginocchia e poi tra le dita e poi solo nei pensieri quando rivendicherai la tua maturità.

La prossima settimana sarò in grado di dirti se sarai maschio o femmina. L’ufficio per il mantenimento demografico dovrebbe comunicarcelo a breve. Lo so. Per te cambierà poco. Per me e per tua madre, invece, sarà una bella novità. Quest’ultima settimana non abbiamo discusso d’altro. Sai, fino ad ora pensavamo a te come ad un figlio. Punto. A breve tu, nostro figlio, sarai nostra figlia o nostro figlio. Tutta la differenza racchiusa in una vocale. Pensa te. Sei a quel bivio. Diventare una A o una O. Tutto il resto fino a figli_ è già fatto. L’hai già fatto. Più o meno. Tutto il tempo che ci separa dal nostro primo abbraccio ti servirà solo per aumentare le masse ed i volumi. Per definire i tratti. Il taglio degli occhi. I piedi. Le mani. La lingua. Insomma. La tua scrittura. Il modo come scriverti e farti leggere dal mondo.

 

Il modo come scriverti e farti leggere dal mondo. A pensarci è questo che siamo noi uomini o, se preferisci il modo nuovo di chiamarci, noi client. Io la parola “client” la odio. Ha annientato il significato vero della vita dell’uomo. Le parole. Cosa fanno le parole. Pensa. Tu avrai un nome e quel nome sarà una parola. E quella parola che sarà il tuo nome starà ad indicare te e solo te. La parola “client”, invece, mira ad annullare proprio l’unicità dell’uomo. Non vuole riconoscerti diverso, e dunque unico, rispetto agli altri uomini.

È questa la prima parola che ti lascio in eredità, figlio mio, la parola, ormai clandestina, “umanità” che non sta ad indicare solo “il genere umano”. La parola “umanità” intende la natura umana, ossia quello che siamo noi bipedi di carne ed ossa e sogni. E noi siamo una roba che potrebbe migliorare il mondo se solo coltivassimo quello che abbiamo di buono dentro.

Ora vado a baciare tua madre così che ti arrivi meglio l’idea.

 

Oasi 174517,
197° giorno dell’anno 2058

 

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Pubblicata su “Il Caffé” Maggio 2009

 

 

la sol, mi fa re, do sol, si re | re mi fa, re mi sol, si, re fa | do si: sol fa re, la re, fa mi | fa do: la re mi fa, si, fa re | sol fa, mi, sol fa, si, sol fa, la | sol la mi, sol la do, sol la re | do sol la, do si mi, do sol mi | fa re, fa si, fa do, sol, mi re | do mi, do mi sol la, do mi sol si | fa si: fa re, fa re, fa do re | mi fa la, mi si do, mi sol re | re sol mi, re sol fa, re sol sol | do sol re, do sol mi, do sol si | do do sol, do do sol, mi mi do | do do sol, mi mi do, sol mi do | do sol, sol fa sol do sol, fa mi | re, fa re, fa re, fa re | fa mi: si, si, sol la mi fa re | l’a mo re è la su a vo ce | fa mi: si, si, sol la mi fa re | re, fa re, fa re, fa re | do sol, sol fa sol do sol, fa mi | do do sol, mi mi do, sol mi do | do do sol, do do sol, mi mi do | do sol re, do sol mi, do sol si | re sol mi, re sol fa, re sol sol | mi fa la, mi si do, mi sol re | fa si: fa re, fa re, fa do re | do mi, do mi sol la, do mi sol si | fa re, fa si, fa do, sol, mi re | do sol la, do si mi, do sol mi | sol la mi, sol la do, sol la re | sol fa, mi, sol fa, si, sol fa, la | fa do: la re mi fa, si, fa re | do si: sol fa re, la re, fa mi | re mi fa, re mi sol, si, re fa | la sol, mi fa re, do sol, si re |

Le parole hanno un senso quando non vengono usate a sproposito. Il declino della società così come era strutturata prima di Terra & Co. è iniziato quando si sono affiancati gli aggettivi “necessaria” o, ad esempio, “preventiva” al sostantivo “guerra”. Quando alle automobili, mezzi di trasporto che utilizzavano combustibili fossili ed altamente inquinanti, sono stati attribuiti gli aggettivi “eccezionale” o “superlativa”.

Capisci?

Le parole hanno un senso fin quando quel senso non viene stravolto. Se quel senso viene stravolto possiamo tranquillamente fare a meno di esse ed utilizzare nuovamente suoni e disegni. La mia eredità, figlio mio, sarà questa. Un elenco di parole ed il loro significato vero. Non tutte, non ne ho il tempo. Ma quelle che tra tutte possono aiutarti a diventare un uomo virtuoso. Ricordalo, figlio mio, non avrò tempo di ripeterlo, le parole le devi trattare con rispetto. Lo meritano.

A proposito. Ti racconto un aneddoto legato alle parole ed alle stregonerie di tua madre. Per tutta la mia vita precedente a lei le parole, quelle importanti, le appuntavo a matita. Perché? Perché fermarle a penna sulla carta mi dava l’impressione d’incatenarle, di privarle della loro libertà. Mi piaceva l’idea che quando avevo finito di appuntarle e riponevo il supporto cartaceo, loro, le parole, si mescolassero, cercassero nuove intese, correggessero i miei errori. Insomma, che nonostante la mia presunzione d’onnipotenza umana, loro fossero libere di essere, di esistere, di rappresentare, di comunicare, a prescindere da me. Scriverle a matita mi alleggeriva la coscienza.

Ecco. Diciamo così.

Poi è arrivata tua madre e smack! Senza accorgermene ho dato una virata decisa al corso della mia vita. Dalle grandi alle piccole cose. Compreso il modo di appuntare le parole sui miei taccuini. Non più a matita, bensì a penna. Non che volessi mancare di rispetto alle parole, no, anzi. Solo che con tua madre ho avvertito per la prima volta nella vita l’esigenza di concretizzare i sogni. Avvertivo la necessità di fondazioni forti e robuste sulle quali costruire il futuro con lei.

Iniziare ad appuntare le parole a penna è stata la presa di coscienza di questo.

Il birotondino di tuo padre

Oasi 174517, 190° giorno dell’anno 2058

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pubblicata su “Il Caffé” aprile 2009