Le parole hanno un senso quando non vengono usate a sproposito. Il declino della società così come era strutturata prima di Terra & Co. è iniziato quando si sono affiancati gli aggettivi “necessaria” o, ad esempio, “preventiva” al sostantivo “guerra”. Quando alle automobili, mezzi di trasporto che utilizzavano combustibili fossili ed altamente inquinanti, sono stati attribuiti gli aggettivi “eccezionale” o “superlativa”.

Capisci?

Le parole hanno un senso fin quando quel senso non viene stravolto. Se quel senso viene stravolto possiamo tranquillamente fare a meno di esse ed utilizzare nuovamente suoni e disegni. La mia eredità, figlio mio, sarà questa. Un elenco di parole ed il loro significato vero. Non tutte, non ne ho il tempo. Ma quelle che tra tutte possono aiutarti a diventare un uomo virtuoso. Ricordalo, figlio mio, non avrò tempo di ripeterlo, le parole le devi trattare con rispetto. Lo meritano.

A proposito. Ti racconto un aneddoto legato alle parole ed alle stregonerie di tua madre. Per tutta la mia vita precedente a lei le parole, quelle importanti, le appuntavo a matita. Perché? Perché fermarle a penna sulla carta mi dava l’impressione d’incatenarle, di privarle della loro libertà. Mi piaceva l’idea che quando avevo finito di appuntarle e riponevo il supporto cartaceo, loro, le parole, si mescolassero, cercassero nuove intese, correggessero i miei errori. Insomma, che nonostante la mia presunzione d’onnipotenza umana, loro fossero libere di essere, di esistere, di rappresentare, di comunicare, a prescindere da me. Scriverle a matita mi alleggeriva la coscienza.

Ecco. Diciamo così.

Poi è arrivata tua madre e smack! Senza accorgermene ho dato una virata decisa al corso della mia vita. Dalle grandi alle piccole cose. Compreso il modo di appuntare le parole sui miei taccuini. Non più a matita, bensì a penna. Non che volessi mancare di rispetto alle parole, no, anzi. Solo che con tua madre ho avvertito per la prima volta nella vita l’esigenza di concretizzare i sogni. Avvertivo la necessità di fondazioni forti e robuste sulle quali costruire il futuro con lei.

Iniziare ad appuntare le parole a penna è stata la presa di coscienza di questo.

Il birotondino di tuo padre

Oasi 174517, 190° giorno dell’anno 2058

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pubblicata su “Il Caffé” aprile 2009

Un Commento

  1. Scopro con molto piacere che tu dia molta importnza alle parole. Per molti è tutto ciò un gran difetto, poichè non sanno valutarne il senso profondo non ne sanno cogliere le sfumature, il modo migliore dove collocarle e scegierle nella loro precisa accezione. E invece è proprio giusto avere, come tu asserisci, per esse il massimo rispetto, per non dare adito ad interpretazioni errate, che a volte conducono ad ingenerare dubbi o peggio ancora ingenerare persino rancori o quanto meno indurre a conclusioni errate. Grazie ancora una volta per ciò che scrivi e ci comunichi, dandoci così un imput per riflettere e per capire che bisogna usare le parole con grande umiltà ed attenzione. Grazie e…procedi senza ripensamenti!


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