Oggi pensavo che sono tre mesi che ciondoli nella pancia di tua madre e ti s’inizia a vedere. Reclami spazio e Laila te lo procura. Se lei non avesse me, e già l’idea della mia morte, negli occhi, potrei giurare che non l’ho mai vista così viva. Vedrai che andrete d’accordo. Se ora nutrirti di sé la rende così bella non oso pensare cosa sarà quando ti avrà tra le braccia e poi sulle ginocchia e poi tra le dita e poi solo nei pensieri quando rivendicherai la tua maturità.

La prossima settimana sarò in grado di dirti se sarai maschio o femmina. L’ufficio per il mantenimento demografico dovrebbe comunicarcelo a breve. Lo so. Per te cambierà poco. Per me e per tua madre, invece, sarà una bella novità. Quest’ultima settimana non abbiamo discusso d’altro. Sai, fino ad ora pensavamo a te come ad un figlio. Punto. A breve tu, nostro figlio, sarai nostra figlia o nostro figlio. Tutta la differenza racchiusa in una vocale. Pensa te. Sei a quel bivio. Diventare una A o una O. Tutto il resto fino a figli_ è già fatto. L’hai già fatto. Più o meno. Tutto il tempo che ci separa dal nostro primo abbraccio ti servirà solo per aumentare le masse ed i volumi. Per definire i tratti. Il taglio degli occhi. I piedi. Le mani. La lingua. Insomma. La tua scrittura. Il modo come scriverti e farti leggere dal mondo.

 

Il modo come scriverti e farti leggere dal mondo. A pensarci è questo che siamo noi uomini o, se preferisci il modo nuovo di chiamarci, noi client. Io la parola “client” la odio. Ha annientato il significato vero della vita dell’uomo. Le parole. Cosa fanno le parole. Pensa. Tu avrai un nome e quel nome sarà una parola. E quella parola che sarà il tuo nome starà ad indicare te e solo te. La parola “client”, invece, mira ad annullare proprio l’unicità dell’uomo. Non vuole riconoscerti diverso, e dunque unico, rispetto agli altri uomini.

È questa la prima parola che ti lascio in eredità, figlio mio, la parola, ormai clandestina, “umanità” che non sta ad indicare solo “il genere umano”. La parola “umanità” intende la natura umana, ossia quello che siamo noi bipedi di carne ed ossa e sogni. E noi siamo una roba che potrebbe migliorare il mondo se solo coltivassimo quello che abbiamo di buono dentro.

Ora vado a baciare tua madre così che ti arrivi meglio l’idea.

 

Oasi 174517,
197° giorno dell’anno 2058

 

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Pubblicata su “Il Caffé” Maggio 2009

2 Commenti

  1. ……

  2. Bellisssima questa puntata, che insiste ancora sul senso delle parole non in maniera formale, che sarebbe soltanto una mera disquizione, ma va nel profondo quando fa cenno alla clandestina parola “umanità”.Molto tenero l’accenno alla diversità che due vocali possano poi tradursi in un diverso senso tra le due vocali A ed O. E’ un vero peccato che questo lui o forse lei sia destinato ad essere orfano. Non è detto che fino alla fine un qualche intervento misterioso cambi la situazione e la trasformi vermente in un lietissimo evento e ci eviti di versare un fiume di lacrime per il povero orfanello? Sto rivivendo tutte le emozioni vissute durante la travagliata gestazione del mio primmo bambino, vissuta con grandissima gioia nonostante la mia precaria salute. Grazie per questo.Sarebbe molto piacevole alla fine raccogliere tutte le puntate e pubblicarle in un piccolo tenero libro, che aiutarerebbe piacevolmente speclialmente le mammine alla loro esperienza. Mi scuso se ho invaso il tuo spazio per dirti come mi piacerebbe che fosse la conclusione di tutta la bellissima storia che ci stai raccontando.


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