Archivi Categorie: poeticherie 2008

Osservo il mare dall’oblò della lavatrice
e piove sul bagnato un campione di vernice.

Il piano idrico è increspato dall’onda d’urto
della notizia di un fiume chiuso per furto.

Un bancomat preleva l’acqua da un corpo umano
nelle more selvagge di un invisibile sovrano.

L’acqua addolcisce anche il taglio della pietra
filosofale melodia di vita che struscia questa cetra.

l’Es sulla soglia

bruca la voglia

dietro le quinte

di una poesia

teatro distante

da un’amnesia

    

l’Ego ripiego

erra vago

sopra le righe

di un atlante

rosa di fughe

di un amante

Ho portato i miei sogni
al banco dei pegni
e con due soldi di rame
ho riscattato il mio nome.

E’ quasi un anno che cerco il verso
nel tentativo di aprirmi all’universo,
diventare una chiave a stella
nello spazio di una rima sorella.

Solitario sposo le congiunzioni
sottomesse dagli avverbi di tempo
nella grammatica delle assoluzioni.

D’ora in poi scriverò poesie d’amore
solo sotto dettatura d’un bambino
o sotto spirito del miglior bombino.

ho una commozione celebrale
quando sono pioggia che bagna mare.

ho un pezzo di terra nel moto
della mano che scrive pensiero.

ho una emorragia emozionale
ed esondo idee nell’universo fare.

ho un principio di autoderminazione
e mi proclamo leggero leggero.

Calda,
la tua voce,
salda
principi
all’etica
regia
nell’elica,
acida.

La mia voglia,
sdrucciola,
vaglia
idee
e logica,
meta
chimica,
pura.

                                        [a Dora, per il suo trentesimo compleanno]

Nell’anello dell’osso buco
il mappamondo dello scrivente
indica il midollo della verità.

Ho smarrito il passo, di gesso,
nello sguardo di un passante:
atlante delle arterie del mondo.

Nella piana arcobaleno dell’iride
ho ritrovato le parole:
la prole fa il verso alla vena.

La poesia si era nascosta
tra le righe delle istruzioni
per l’uso di un sorriso spontaneo.

L’inchiostro simpatico da tempo
mi protegge le labbra, dal freddo, 
col burrocacao del tuo nome.

(08-11/02/2008)

Porta in giro il tuo ego
per nuovi punti di vista
strade ancora da disegnare
ed alberi da abitare

prendi dall’aria
la libertà di viaggiare
in ogni angolo di mondo
ed oltre la fantasia

prendi dall’acqua
la capacità di penetrare
dentri i segreti del mondo
e dietro le quinte delle idee

prendi dal fuoco
la passione per la verità
al di là degli schemi imposti
ad illuminare le coscienze

prendi dalla terra
l’energia della vita
il senso della bellezza
ed il suo equilibrio

prendi dall’amore
tutto quello che puoi
per il resto
rimedia a modo tuo

porta in giro il tuo es
per nuovi bisogni primari
sogni che l’istinto lascia desiderare
ed impulsi sempre meno da frenare

l’attimo
è unico ed inimitabile
infinito e profondo

la vita è un attimo
da modellare

Abbiamo desiderato desideri senza veli
ed ora siamo soli su universi paralleli.

Il tuo nome è sulla mia carta d’identità,
farei carte false per cambiare la tua età.

Il mio sangue si è convertito al tuo oro
ed alla tua foto ho aggiunto il sonoro.

Le parole di oggi sono un falso d’autore,
oggi, infatti, mi raggomitolo in una virgola.

Dovrei rinnovare il permesso al buonumore,
oggi, purtroppo, infrangerò la mia regola:

uscirò fuori dal mondo esplorandone il centro,
a margine di altri cuori, covandone uno dentro.

Il sole declama energia molto forte:
di terra e di acqua è la mia sorte.
Venga al giorno finanche la morte
nel letto di bozze della consorte!

Conceda soltanto al figlio di cane
di consumare le gioie delle sottane!
Suonino primule, viole e campane
dolci rintocchi e briciole di pane.

Il sole reclama la sua piccola parte:
ad una piccola nuvola fa la sua corte.
Rallenta la flemma la sua gioia lenta
pian piano contenta la voglia opulenta!

Nel gergo del borgo la lingua smaniosa
lecca la vita che si è fatta graziosa.
Esplora la donna, la carta del mondo,
i versi li versa nel suo calice tondo!

sotto i piedi del letto scorre una vena di mercurio:
una discarica abusiva di pensieri inesitati.

la febbre sale tenendosi al corrimano della speranza:
flebile voce dispersa dai venti del delirio.

la luce del giorno nuovo è una calda carezza amica:
riflette sui vetri in frantumi il rinascente arcobaleno.